XXX FVG International Music Meeting
 
Se nel concerto precedente il flauto raccontava il movimento del suono attraverso il respiro, dall’eleganza classica ai colori della modernità, questo nuovo appuntamento conduce l’ascolto in una dimensione più intima e profonda. I due programmi dialogano attorno alla stessa idea: la musica come attraversamento del tempo e trasformazione della voce strumentale. Al respiro mobile del flauto risponde la risonanza profonda del pianoforte, un suono che scava, ricorda e fa affiorare immagini nascoste. Prosegue così il cammino tracciato da Il respiro del tempo, cambiandone la prospettiva: non più il tempo come flusso esterno, ma come spazio interiore, fatto di echi, memorie, ombre e visioni.
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Risonanze sommerse

  

 DOMENICA 14 GIUGNO, ore 17.00
Sala Simoncini, Corte San Gregorio - Sacile (PN)
 
GIULIA ALBINI, YIZHOU CHEN, MURAAD LAYOUSSE, SIJIN LOU, pianoforte

 

"Un viaggio nelle profondità del pianoforte, dove architetture, danze, visioni e memorie riaffiorano come risonanze sommerse, in un percorso fatto di luce, introspezione, poesia e immaginazione"
 
 
Ci sono strumenti che non si limitano a raccontare il tempo, ma lo trattengono dentro di sé, trasformandolo in eco, memoria e paesaggio interiore. Il pianoforte appartiene a questa dimensione sonora: strumento capace di essere voce, orchestra, teatro e visione, luogo in cui epoche diverse possono convivere e risuonare in profondità.
In questo percorso il tempo non è soltanto successione di stili, ma stratificazione di immagini e stati d’animo. Le opere in programma mostrano il pianoforte come spazio di emersione: dalla limpida costruzione contrappuntistica di Bach alla malinconia danzante di Chopin, dal teatro inquieto e visionario di Schumann alle sospensioni sonore di Debussy, fino alle atmosfere intense e introspettive di Čajkovskij e Rachmaninov.
Il concerto disegna una traiettoria che unisce chiarezza formale, lirismo romantico, racconto interiore e suggestione timbrica. Non un semplice itinerario cronologico, ma un dialogo tra mondi sonori differenti, in cui ogni brano sembra far affiorare qualcosa di nascosto: una memoria, un’immagine, una voce lontana.
 
 
Il concerto vede protagonisti i giovani pianisti dei Corsi Annuali di Alto Perfezionamento dell’Accademia Musicale di Sacile:
Giulia Albini, Yizhou Chen, Muraad Layousse e Sijin Luo. Provenienti da percorsi artistici differenti, gli interpreti affrontano un programma ampio e articolato, che richiede al pianoforte una continua capacità di trasformazione stilistica ed espressiva.
Attraverso pagine appartenenti a epoche e linguaggi diversi, ciascun interprete contribuisce a costruire un percorso sonoro in cui tecnica, sensibilità e immaginazione diventano strumenti di racconto.
 
 
Il percorso si apre con le Invenzioni n. 8 in fa maggiore e n. 14 in si bemolle maggiore di Johann Sebastian Bach, pagine brevi ma densissime, in cui la chiarezza della scrittura contrappuntistica si unisce a una sorprendente vitalità espressiva. Le linee musicali si inseguono, si rispondono e si intrecciano con limpidezza, rivelando una costruzione sonora essenziale e luminosa.
Con il Valzer in la bemolle maggiore op. posth. 69 n. 1 di Fryderyk Chopin il pianoforte entra in una dimensione più intima e cantabile. La danza non è semplice brillantezza salottiera, ma ricordo, eleganza velata e malinconia sospesa. Il gesto pianistico si fa morbido e narrativo, trasformando il valzer in una piccola scena interiore.
Il Carnevale di Vienna op. 26 di Robert Schumann apre invece un mondo teatrale, mobile e sfaccettato. La scrittura alterna slancio, ironia, lirismo e improvvisi cambi di carattere, come in una galleria di maschere sonore. Il pianoforte diventa qui spazio drammatico e fantastico, capace di passare rapidamente dall’energia virtuosistica alla confidenza più segreta.
Con La Cathédrale engloutie, preludio n. 10 dal primo libro di Claude Debussy, il suono assume una dimensione visionaria e sospesa. Le armonie sembrano emergere lentamente da una profondità indistinta, evocando immagini lontane, riflessi d’acqua, risonanze antiche. Il pianoforte non descrive soltanto, ma suggerisce: lascia intravedere un paesaggio sommerso, fatto di luce, silenzio e mistero.
La Ballata n. 1 in sol minore op. 23 di Chopin conduce l’ascolto nel cuore del Romanticismo pianistico. Qui il pianoforte diventa racconto senza parole: un flusso drammatico in cui canto, tensione, memoria e slancio si trasformano continuamente. La forma sembra nascere dall’interno, come una storia che affiora poco a poco fino alla sua conclusione impetuosa.
La Dumka op. 59 di Pëtr Il’ič Čajkovskij introduce un clima più narrativo e popolare, dove malinconia e slancio si alternano in una continua oscillazione emotiva. La scena rustica in do minore unisce canto, memoria e tensione drammatica, trasformando il pianoforte in una voce capace di evocare paesaggi interiori e lontananze affettive.
Il Movimento musicale n. 4 op. 16 di Sergej Rachmaninov prosegue questa immersione in una materia sonora densa e appassionata. La scrittura pianistica, ricca di intensità e profondità armonica, alterna inquietudine, espansione lirica e tensione virtuosistica. Il suono sembra muoversi tra ombra e luce, in una continua ricerca di respiro e profondità espressiva.
Il concerto si conclude con la Danse Macabre op. 40 di Camille Saint-Saëns nella trascrizione pianistica di Franz Liszt, pagina virtuosistica e visionaria in cui il pianoforte evoca un teatro notturno di ombre, apparizioni e movimento febbrile. La celebre danza della morte diventa un grande affresco sonoro, sospeso tra ironia, inquietudine e brillantezza demoniaca, chiudendo il percorso con un’ultima, magnetica risonanza.
 
 
 
Tra architetture limpide, danze interiori, visioni sommerse e grandi affreschi romantici, "Risonanze sommerse" racconta il pianoforte come luogo profondo della memoria musicale: uno strumento capace di far emergere, da epoche e linguaggi diversi, echi nascosti, immagini sospese e paesaggi dell’anima.

 

 
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 JOHANN SEBASTIAN BACH (1685-1750)
Invenzione n.8 in Fa Maggiore, BWV 779
Invenzione n.14 in Si bemolle Maggiore, BWV 785
 
FRYDERYK CHOPIN (1810-1849)
Valzer in la bemolle maggiore op.posth.69 nr 1
Giulia Albini, pianoforte 
 
 
 
ROBERT SCHUMANN (1810-1856)
Carnevale di Vienna op.26
 
CLAUDE DEBUSSY (1862-1918)
dal primo libro
Preludio n.10, La Cathédrale engloutie
Yizhou Chen, pianoforte
 
 
 
FRYDERYK CHOPIN (1810-1849)
Ballata n.1 in sol minore op.23
Sijin Luo, pianoforte 
 
 
 
PYOTR ILYICH TCHAIKOVSKY (1840-1893)
Dumka op.59 – Scena rustica in do minore, Andante cantabile
 
SERGEI RACHMANINOFF (1873-1942)
Movimento musicale n.4 op.16
 
CAMILLE SAINT-SAËNS (1835-1921) 
Trascrizione per pianoforte di Franz Liszt
Dance Macabre op.40
Muraad Layousse, pianoforte 

 

I CORSI ANNUALI DI ALTO PERFEZIONAMENTO
Nati con l’obiettivo di offrire ai giovani musicisti una formazione avanzata e continuativa, i corsi si configurano come uno spazio di studio, ricerca interpretativa e crescita artistica che mette in relazione l’approfondimento tecnico con l’esperienza concreta della pratica concertistica.
A differenza delle tradizionali masterclass intensive, il percorso annuale permette agli studenti di sviluppare nel tempo un lavoro più profondo e consapevole sul repertorio, sulla costruzione del suono e sull’identità interpretativa personale. L’attività si articola attraverso lezioni individuali e collettive e occasioni di esibizione pubblica, creando un ambiente formativo dinamico in cui studio e palcoscenico dialogano insieme.
Uno degli aspetti centrali del progetto è infatti il rapporto diretto tra formazione e dimensione performativa. I giovani musicisti non vivono il concerto come momento separato dal percorso di studio, ma come parte integrante della propria crescita artistica: l’esperienza del palco diventa occasione di confronto, maturazione interpretativa e costruzione di una consapevolezza musicale più ampia.
Particolare attenzione viene dedicata anche alla varietà stilistica del repertorio affrontato. I corsi incoraggiano infatti un approccio aperto e trasversale alla musica, capace di mettere in relazione epoche, scuole interpretative e scritture differenti. Il lavoro sul repertorio non si concentra esclusivamente sugli aspetti tecnici, ma approfondisce il contesto storico, il linguaggio compositivo, la ricerca timbrica e la consapevolezza espressiva, aiutando gli studenti a sviluppare una lettura musicale personale e matura.
Nel caso del flauto, questo percorso assume un significato particolarmente evidente. La letteratura flautistica richiede infatti una continua capacità di trasformazione sonora e stilistica: dal controllo della linea classica alla flessibilità timbrica del Novecento, dalla trasparenza del fraseggio alla complessità ritmica e dinamica delle scritture moderne. Affrontare repertori così diversi significa sviluppare non soltanto una solida preparazione tecnica, ma anche una sensibilità interpretativa capace di adattarsi a estetiche e linguaggi molto lontani tra loro.
I giovani interpreti protagonisti di questo concerto incarnano proprio questa dimensione del percorso formativo: musicisti in crescita che, attraverso il lavoro annuale di perfezionamento, costruiscono progressivamente una propria identità artistica, confrontandosi con repertori complessi e con una pratica musicale vissuta come esperienza di ricerca, ascolto e continua trasformazione.

 

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