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DOMENICA 2 DICEMBRE 2018, ore 18.00
Palazzo Ragazzoni - Sacile (PN)
 
INGRESSO LIBERO
 

"LO SPIRITO DI VIENNA: L'OTTETTO DI SCHUBERT"
 
 
CHRISTOPHE HORAK, violino
FRANCESCA ZAPPA, viola
ULRIKE HOFMANN, violoncello
e i giovani solisti del progetto Crescere in Musica
 
 
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F.Schubert (1797-1828)
 
Ottetto in fa maggiore per fiati e archi, op. 166, D. 803
 
Adagio - Allegro
 
Adagio

Allegro vivace e Trio
 
Tema e variazioni. Andante 
 
Minuetto: Allegretto e Trio
 
Andante molto. Allegro

 


 
 
Christophe Horak, violino
Il violinista svizzero Christophe Horak ha iniziato a suonare il violino all'età di quattro anni. Ha studiato con Yfrah Neaman presso la Guildhall School of Music and Drama, dove ha ottenuto un diploma di Bachelor e Concert Recital nel 1999 e nel 2000, oltre a numerosi premi come il Premio per il Concerto di Max e Peggy Morgan e una borsa di studio dalla fondazione culturale Migros. Tra il 2000 e il 2002, ottiene un posto all'Accademia Karajan della Berlin Philharmonic Orchestra, dove i suoi mentori furono Toru Yasunaga e Axel Gehrardt. Successivamente ha vinto una selezione ai Berlin Philharmonic nel 2002 e nel 2008 è diventato Primo Violino principale. Si dedica anche alla musica da camera: è membro dello Scharoun Ensemble e membro fondatore del Berlin Piano Quartet, il cui debutto discografico in Sony Classical è avvenuto nel febbraio 2016. È insegnante presso l'Accademia Karajan della Berlin Philharmonic Orchestra dal 2010. Attualmente suona un violino Francesco Goffriller del 1719, in prestito dalla Society of the Friends of Berlin Philharmonic Orchestra.
 
Francesca Zappa, viola
Violista italiana, ha avuto la sua prima lezione di musica all'età di sette anni nella sua città natale, Firenze. Dopo la scuola superiore si è trasferita in Germania per proseguire gli studi, prima con Felix Schwartz dalla Staatskapelle di Berlino, poi con Ulrich Knoerzer e Wilfried Strehle dei Berliner Philharmoniker presso l'Universität der Künste. Ha seguito inoltre numerose masterclass con Nobuko Imai, Jürgen Kussmaul, Maxim Rysanov e Hartumt Rohde. Francesca ha suonato con orchestre come Berliner Philharmoniker, RSB, DSO e MDR Leipzig. Ha vinto l'audizione per l'European Youth Orchestra ed nel 2015 una borsa di studio dell'associazione Live Music Now fondata da Yehudi Menuhin. Perseguendo la sua passione per la musica da camera, ha partecipato a numerosi festival: Zermatt e Schloss Werdenberg in Svizzera, Aurora Chamber Music in Svezia, Moritzburg in Germania, Encuentros Musicales de Santander in Spagna, L'Aura des Arts in Francia; si è esibita anche a Gewandhaus Leipzig con lo Scharoun Ensemble dei Berliner Philharmoniker.
 
Ulrike Hofmann, violoncello
La violoncellista Ulrike Hofmann ha completato la sua formazione musicale alla Scuola Superiore della Musica di Berlino con il prof. Markus Nyikos, ottenendo il diploma Solistico con menzione di merito. Come membro della Accademia Karajan ha iniziato a collaborare con l’Orchestra della Filarmonica di Berlino. Vincitrice del concorso “Deutsche Musikwettbeverb”, è stata selezionata per partecipare alla rassegna “Konzerte Junger Künstler”, grazie alla quale inizia la sua carriera solistica. Successivamente è stata premiata ai concorsi Internazionale di Marktneukirchen, “Domenico Gabrielli” di Berlino e “Domnick Violoncello Preis” di Stoccarda. Attualmente fa parte dell’ orchestra Sinfonica della Radio di Stoccarda e collabora regolarmente con la “Chamber Orchester of Europe” e l’ Ensemble Oriol di Berlino. Dal 2000 è membro del Quartetto “Le Musiche” di Berlino con il quale svolge intensa attività concertistica, produzioni radio, discografiche e Masterclass. Come solista e camerista tiene concerti in Europa, Giappone, Stati Uniti, Medio Oriente e partecipa ad importanti rassegne musicali come il Rheingau Festival, il Festival Mitteleuropa e il Festival di Pasqua di Salisburgo. Nell’ambito dei corsi dell’accademia Carl-Flesch- Akademie di Baden-Baden, le è stato riconosciuto il Lions-preis, grazie al quale ha registrato il suo primo CD per Violoncello e Orchestra con musiche di Dvorak e M. Bruch.
 
NOTE DI SALA
L'Ottetto, uno dei capolavori della musica da camera di tutti i tempi, scritto nel 1824 per esaudire la richiesta di svago e divertimento musicale del conte austriaco musicale Ferdinand Troyer, intendente dell'arciduca Rodolfo (l'arciduca magnate di Beethoven) clarinettista dilettante, volendo affiancare al settimino di Beethoven un altro pezzo in cui il clarinetto fosse in evidenza. Il compositore austriaco si presenta subito: il perno melodico e di ambientazione sonora dell’intera pagina sta tutto nel movimento iniziale, nell’incredibile passaggio di atmosfera e di temperamento che si ha dall’Adagio all’Allegro, uno di quei “capovolgimenti di fronte” che restano nella storia della musica, e in cui la fantasia melodica di Schubert scava un segno profondo. Il primo tempo inizia appunto con un Adagio, breve, immerso in un’atmosfera di mistero, ma il cambio di passo è repentino e da brividi: l’idea melodica dell’Allegro che s’impone all’attenzione è uno di quegli sprazzi di freschezza che solo Schubert regala così all’improvviso. Di grande effetto anche il secondo movimento dell’Ottetto che offre la scena al clarinetto. Un altro momento di musica soave, elegante nel portamento, si ha con il quinto movimento, un omaggio ai ritmi e alle sfumature della mondanità austriaca, e come è stato scritto «allo spirito della Vienna Biedermeier, con la musica delle sue strade, dei suoi Caffehäuser, dei suoi teatri, del suo Prater, delle sue sale da ballo»: e anche qui è soprattutto protagonista il dialogo tra i caratteri contrapposti del violino e del clarinetto, il cui contrasto timbrico determina la bellezza di questa sezione del capolavoro. Ma tra movimenti di danza e ombreggiature di malinconia, si apre anche qui uno squarcio improvviso un altro dei colpi di scena schubertiani, ed è quasi impossibile da credere che tra tanta ricchezza di spunti melodici faccia capolino un’idea ancora più forte e intensa. Dunque, una scrittura ricca di malinconica e di una musicalità seducente, spesso segnata dal timbro pastoso del clarinetto, senza tenere in ombra gli archi, ma regalando ai fiati (anche al corno e al fagotto) passaggi di grande tenerezza intimistica e melodica.