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XI RASSEGNA INTERNAZIONALE "I CONCERTI A PALAZZO" - La Recensione
UN GRANDE GRAZIE!
 
Grande successo per la XI edizione della Rassegna Internazionale “I Concerti a Palazzo” dedicata ai giovani talenti esordienti. Alto il livello qualitativo, ottima la risposta del pubblico che con attenzione e partecipazione ha, in ogni appuntamento, riempito la sala Ballatoio di Palazzo Ragazzoni. L’Associazione quest’anno ha voluto porre l’accento sulla musica da camera, per i giovani musicisti un’occasione di incontro e confronto artistico-professionale, ma non solo, anche un’occasione per esprimere la propria creatività e la propria professionalità, riscoprendo la passione di leggere su uno stesso leggio, di interpretare una stessa nota, di emozionarsi insieme in una stessa interpretazione. 
Protagonisti del primo appuntamento, venerdì 31 marzo, il DUO RAPSODIA con Elisa Rumici e Nicola Pantani in un programma tutto dedicato a Stravinsky. Nella versione per pianoforte a quattro mani la Sagra della primavera richiede agli interpreti un virtuosismo ai limiti dell’eseguibilità. Quella del Duo Rapsodia è stata una superba esecuzione con grande evidenza strumentale, nelle sue continue "sorprese" e nei suoi colori vivacissimi. Incredibile l'energia e la potenza, eccezionali gli esecutori, sempre sincronizzati nei frenetici e insistenti cambiamenti di tempo, di accento, evidenziando il ritmo quasi ossessivo ed i guizzi di colore. Un'esecuzione che ha inchiodato il pubblico alla sedia fino all'ultimo suono.
Nel secondo appuntamento, venerdì 7 aprile, due ensemble strumentali che hanno accostato nella stessa serata Barocco e Novecento. Ha aperto il TRIO LES FÊTES GALANTES composto da Francesco Galuppi (flauto), Fabio Valente (fagotto) e Giovanni Loche (continuo) che ha saputo offrire bellissime emozioni: il Trio si è distinto sotto ogni aspetto: dalla scelta dei tempi all’elegante fraseggio, dal morbido e vellutato colore degli strumenti, all’intonazione, dalla precisione alla capacità di coniugare fusione ed autonomia strumentale. Nella seconda parte  è stato protagonista il TRIO KHATCHATURIAN composto da Lucia Zanella (violino), Federico Giaretta (clarinetto) e Lisa Nodari (pianoforte) dove con un sinergico dialogo fra gli strumenti, impreziosito da perfette scelte di tempo, timbriche ed interpretative, hanno saputo disegnare del Trio di Khatchaturian un racconto fresco e smaliziato rendendolo quasi una piccola ‘Pastorale’ candida e lontana dalle avanguardie artistiche del Novecento.
Terzo concerto venerdì 21 aprile con protagonisti gli archi dove il duo composto da Lisa Pivato al violino e Serena Peroni al pianoforte attacca la Sonata in mi minore di Mozart misteriosamente e prosegue con dolcezza e studiate pause il doloroso canto dei due movimenti. Tutto sempre calcolato eppure d’effetto spontaneo. Il duo ha offerto una buona  prova sia per il valore individuale sia per l’affiatamento dimostrato che ha raggiunto il miglior risultato nella sonata op. 105 di Schumann. Forse non di frequente esecuzione, ed è un vero peccato, il Quartetto op. 80 di Mendelssohn. Un autentico "grido di dolore" contro il destino avverso, questo del grande compositore di Amburgo, che riversa nelle pagine di questa composizione i suoi sentimenti più drammatici di rabbia, impotenza e rassegnazione davanti alla perdita improvvisa della sorella. Il QUARTETTO BERICO, composto da Luisa Zin (violino), Giulio Cisco (violino), Davide Cattazzo (viola) ed Enrico Maderni (violoncello), lo interpreta in modo magistrale, attento alla solidità dell'impianto generale della composizione ma anche alle sottigliezze. La spinta propulsiva dei tempi veloci è perfettamente calibrata come pure la desolata ma virile tristezza del bellissimo terzo tempo, l'Adagio. Un quartetto che, nonostante la giovane età,  coniuga intimità e virtuosismo con grande intelligenza. Chiude la serata il duo composto da Francesca Boscarato al violino e Igor Ambrosin al pianoforte che, con ottimo equilibrato, sa trasmettere il liederismo nostalgico e sentimentale del romanticismo tedesco presente nella sonata op.100 di Brahms. I temi e le frasi si snodano con estrema morbidezza di accenti nel rapporto sempre ben stretto fra i due strumenti. La giovanissima violinista riesce a cantare liberamente ed essere sempre pertinente all’autore, il pianista risulta sempre molto presente nei temi con una sonorità ed un fraseggio che compensano e coincidono con quelli della solista.
Quarto appuntamento, venerdì 28 aprile, con il giovanissimo violinista Nicola Di Benedetto accompagnato al pianoforte da Stefania Mormone, che ha presentato un programma incentrato su brani di Grieg, Kreisler, Brahms, de Sarasate appartenenti all’ultimo Ottocento in una stupenda esecuzione tesa, variegata nei colori e dall’andamento sostenuto che ha tenuto viva l’attenzione del pubblico e che si è distinta per carattere, spirito, delicatezza e splendido fraseggio. Il giovane violinista ha dato prova di grande talento e di ottimo dominio del palcoscenico: suono limpido, intonazione perfetta, tecnica esecutiva. La sua arcata ha saputo cogliere i caratteri spesso contrastanti delle pagine presentate: a tratti sicura e netta, a tratti volutamente nervosa, a tratti brillante e percussiva. Dal canto suo la pianista Stefania Mormone sfoggia tutta la sua bravura tecnica ed espressiva. Suona con intensità, brillantezza, eleganza e gusto straordinari; la sua è una lezione di intelligenza e finezza interpretativa, che lascia un segno profondo. Completamente omogenea nelle sfumature dinamiche e di colore, l’intesa tra di due musicisti non ha avuto cedimenti e ha conquistato gli ascoltatori.
Quinto appuntamento, venerdì 5 maggio, con il DUO NÈMESIS che ha presentato un programma incentrato su brani di Weber, Grgin, Berg, Arnold. L'affiatamento e la coordinazione delle due interpreti si evidenzia nell’estrema precisione e nell’accuratezza degli attacchi e nella conduzione dei brani. La dialettica sonora fra le due strumentiste fa sentire grande equilibrio e concordanza timbrica, sonora ed interpretativa. Si avvertono la cura e la precisione con cui ogni passaggio è stato preparato, meditato, elaborato e definito con estrema professionalità. Entrambe le esecutrici hanno mostrato di possedere oltre ad una salda, solida ed efficace tecnica anche raffinata ed elegante sensibilità e musicalità, la cui fusione ha dato vita ad un'esibizione di alto livello artistico. La clarinettista Maria Bertòs ha saputo mettere in rilievo i colori e le linee agogiche e dinamiche più significative, la pianista Hiromi Arai con tocco raffinato e profondo coinvolgimento sa sostenere compiutamente la solista in tutte le sue evoluzioni.
Hanno concluso la fortunata Rassegna due quartetti d’archi dalla vicina Slovenia, nella seconda parte unitosi in ottetto: Kaja Ladava, Tara Grilj (violini I), Lea Pangerc, Mihaela Bajec Peca (violini II), Ana Trebše, Nina Vrabec (viole), Vitan Košpenda e Ana Mittendorfer (violoncelli), che hanno dimostrato un ottimo affiatamento e buone capacità tecniche, esecutive ed interpretative nelle pagine degli autori classici che si sono evidenziate ancor di più nell’esecuzione in ottetto del brano dell’autore M.Mihevc dove sono emersi tutto il ritmo, la passione, il controllo tecnico e del suono della musica dell’Est.
È dovuto un profondo ringraziamento alle Istituzioni, al Conservatorio G.Tartini di Trieste e alla Scuola di Musica di Capodistria, che con la loro collaborazione hanno dimostrato di credere in uno stesso progetto, agli Enti privati, che con il loro sensibile aiuto, contribuiscono a darci motivazioni per continuare nel nostro lavoro, al pubblico e a tutti coloro che, con la propria costante presenza, ci sostengono e ci incoraggiano a proseguire oltre gli ostacoli e le difficoltà, e ai giovani interpreti che sono stati l'anima di questa Rassegna. A loro il mio invito di saper rendere unica la loro Musica con dedizione, entusiasmo, passione e umiltà e di non smettere mai di emozionarsi ed emozionare attraverso il suono. Seppure in questa società la musica sembri ancora confinata in una torre d'avorio, non possiamo che essere sempre più convinti che laddove c’è Musica, c’è colore, collaborazione, corresponsabilità, dialogo e rispetto: c'è vita.
 
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